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Alice Ferlito, magnifica ne “La Lupa” di Salvatore Guglielmino

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Alice Ferlito, magnifica ne “La Lupa” di Salvatore Guglielmino

Nell’ambito della rassegna “Anime in Scena”, stagione 2018/2019, a Messina, Catania e a Piazza Armerina è stata rappresentata “La Lupa”, novella che Giovanni Verga scrisse nel 1880 includendola nella raccolta “La Vita dei campi” e che Salvatore Guglielmino ha riscritto musicandone i dialoghi. Alice Ferlito nel ruolo della “Lupa/Gna’ Pina”; Virginia Fallica “Maricchia”; Salvatore Guglielmino “Nanni/narratore”. Musiche di Alberto Fidone; coreografie di Pietro Gorgone. Adattamento, regia e liriche dello stesso attore. Foto di Dino Stornello.

Riscritta in versione “cantata”, la Lupa di Guglielmino concentra la sua attenzione sulle emozioni e le debolezze ad esse inevitabilmente correlate. Glissa sullo scandalo e la vergogna generati dalla relazione fra suocera e genero e genera la sintesi dei momenti più importanti: la donna che rivendica la sua identità di Gna’ Pina, piuttosto che quella de “la Lupa”, come a richiamare l’attenzione sul suo essere persona e non bestia che si fa trascinare dall’istinto, così come la gente diceva; il risentimento quieto che diventa espressione in una coreografia che manifesta con discrezione la muta rabbia ed il dolore di vedere il marito perso dietro ad un’altra donna; la malattia di Nanni, che più che fisica – conseguenza di un calcio nel petto da parte di una mula – è uno squarcio nell’anima per la passione che irrimediabilmente lo trascina verso quella donna dalle labbra rosse, la vita sottile ed i seni generosi.

Gugliemino vuole dare voce soltanto alle umane passioni, sottolineando i sentimenti, soffermandosi sulla durezza del lavoro che la vita dei campi comportava. Lascia fuori, accennandone solo nel corso delle letture recitate, i commenti della gente, le solitudini che, chi è emarginato, riveste di aggressività per riuscire ad andare avanti. La sacralità della mietitura interrotta dalla carnalità dell’unione necessaria di due anime dannate: al centro della scena i sacchi di juta che sono lavoro, riposo e giaciglio per gl’incontri illeciti. E poi, la musica, le canzoni che portano in alto la recitazione facendola passare attraverso i sensi di chi guarda ed ascolta.

Salvatore Guglielmino ha lavorato all’intera stesura del lavoro con una dedizione che è palese nella resa sul palcoscenico: belle le musiche di scena affidate ad Alberto Fidone, il ruolo di Maricchia carico di dolcezza “ballato” da Virginia Fallica (insegnante e ballerina di danza contemporanea); stupende le tracce cantate dai protagonisti. Ma ancor più indovinata è, a mio parere, la scelta di Alice Ferlito nel ruolo della ‘Gna Pina/Lupa. L’attrice, che vanta importanti trascorsi anche come cantante, possedendo una fisicità assolutamente conciliante con quella della donna descritta dal Verga, conferisce al personaggio una carica passionale e quell’aria da animale ferito relativi propriamente ad un personaggio fatto di terra, fuoco, fatica e tormento; un tipo di donna che assai si discostava dai profili femminili da lui scelti, di estrazione borghese. Verga, ad un certo momento della sua vita letteraria, a seguito di diversi confronti socio-culturali, cominciò a manifestare attenzione verso gli umili ed i vinti.

Alice Ferlito, cantante e attrice catanese, si è formata presso l’Accademia d’Arte drammatica “Pietro Sharoff” di Roma. In teatro è stata diretta da Luca Ronconi, Lech Rachak, Vincenzo Pirrotta, Nicasio Anzelmo, Marco Zangardi, Judit Malina del Living Theatre, Giovanni Anfuso, Vittorio Vaccaro, Roberta Torre, Nicola Alberto Orofino. Per il cinema e la televisione ha recitato in “Il bell’Antonio” di Maurizio Zaccaro, “Il figlio della luna” di Gianfranco Albano, “Il gioco è fatto?” di Francesco Russo (primo premio come miglior opera prima del Festival Terra di Siena 2011), “Quasi niente è cambiato” di Elena Russo. Collabora con Amnesty International interpretando testi che affrontano temi sociali.

Voce potente, in grado di articolarsi su stili diversi: bossanova, samba, pop e funky e senza incertezze anche per ciò che riguarda l’uso della voce nelle melodie e nei ritmi africani.

Salvatore Guglielmino, che si definisce un “ricercatore nomade di nuove sonorità musicali”, è autore, compositore, regista, pianista, cantante, attore. Nel 2010, decide di dedicarsi anche al teatro, prestando particolare attenzione al teatro musicale. Si era formato alla Scuola del Teatro Stabile, partecipando inoltre a numerosi workshop, studiando con importanti docenti come, Laura Curino, Alessandro Fantechi, Stefano Cenci, Salvo Piro, Monica Cavatoi. Un attore/regista che non si risparmia in quanto ad apprendimento e formazione.
La preparazione di Guglielmino, il suo amore per il teatro, la tendenza di fare di un sogno un progetto, risultano evidenti nella realizzazione di questo lavoro, in cui è realmente “one man session”, in grado di svestire in un momento i panni di Nanni per indossare quelli meno emotivi del narratore. E’ stato bravo, nella trasposizione non semplice, a nutrire l’intero lavoro di poesia, tormento e disperazione.

Infine, Salvatore Guglielmino, con la sua traduzione cantata de “La Lupa”, l’indovinata scelta dell’attrice, l’ausilio delle coreografie che distinguono interamente uno dei tre personaggi in scena, ha saputo rendere tributo a Giovanni Verga che anelava a riuscire a leggere nella natura umana come in uno specchio…

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